Sindrome di Raynaud ai piedi: un soluzione naturale

sindrome di raynaud ai piedi

La sindrome di Raynaud ai piedi è un disturbo molto fastidioso, del quale troppo poco si parla.

Forse per imbarazzo o perché ancora sottovalutato, questo problema che porta a avere i piedi gelati viene spesso omesso o confuso con una fisiologica risposta corporea al freddo.

In questo articolo faremo chiarezza sull’argomento, offrendo a chi soffre di piedi freddi la possibilità di comprendere quando tale condizione è normale e transitoria e quando, invece, è indizio primario di una patologia.

Soprattutto, andremo a capire come lenire e prevenire la sintomatologia con un rimedio naturale e scientificamente verificato, cioè l’ossido nitrico.

Prima, però, cerchiamo di capire nel dettaglio cos’è la cosiddetta sindrome di Raynaud (anche nota come Morbo o Fenomeno di Raynaud), perché si manifesta, chi i sono i soggetti maggiormente esposti e come diagnosticarla.

 

 

sindrome di raynaud ai piedi

 

 

 

Semplice vasocostrizione o sindrome di Raynaud?

Il nostro corpo è una macchina perfetta, che si regge su meccanismi incredibilmente precisi volti alla sua conservazione. Quello che s’innesca in presenza di basse temperature, che ne potrebbero mettere a dura prova il suo buon funzionamento, è un ottimo esempio.

Quando fa freddo l’organismo si difende reagendo con la vasocostrizione, ovvero il restringimento dei vasi sanguigni che serve a garantire il regolare flusso di sangue a tutti gli organi vitali.

Un incremento dell’apporto di sangue agli organi significa una diminuzione del flusso verso i capillari. A pagarne le conseguenze sono le nostre estremità (mani e piedi), difatti le prime parti a percepire il gelo esterno e diventare, spesso, di un colore blu cianotico.

Di norma, quindi, in inverno è fisiologico avere mani e piedi più freddi rispetto al resto del corpo. Tuttavia, appena si procede a scaldare questi parti, per esempio coprendole bene con indumenti pesanti, la circolazione sanguigna dovrebbe riattivarsi e la sensazione di freddo terminare.

Quando si soffre di sindrome di Raynaud ai piedi questo non accade così facilmente.

Durante un tipico “attacco di Raynaud” alcune zone del corpo diventano insensibili a causa del freddo e la pelle di quelle aree assume un colore biancastro che poi vira al blu. Tutto ciò come conseguenza del rallentamento circolatorio già chiamato in causa.

Con l’aumento della temperatura la circolazione migliora, le aree colpite diventano molto rosse e si ha la sensazione fastidiosa di pulsazione e/o formicolio. Talvolta, queste aree possono addirittura gonfiarsi. La situazione tende a rientrare nell’arco di un quarto d’ora.

Dal momento che la sindrome di Raynaud interessa le zone servite dai vasi sanguigni periferici, essa si manifesta in aree come le orecchie, la punta del naso, le dita delle mani, quelle dei piedi, i capezzoli.

È indubbio, tuttavia, che le zone maggiormente colpite siano le mani e piedi.

Quando il fenomeno colpisce i piedi…

Nel caso specifico della sindrome di Raynaud ai piedi, il restringimento eccessivo dei capillari priva gli arti dell’apporto di sangue arterioso e quindi dell’ossigeno che esso trasporta.

Questo ovviamente vale per tutte le zone colpite dalla patologia, con la differenza che il fenomeno è più accentuato quando interessa gli arti e in particolare quelli inferiori.

La fase in cui questi impallidiscono per poi diventare blu cianotici generalmente non si accompagna a dolore: le estremità diventano più fredde e perdono sensibilità, ma non fanno male.

Solo quando il c.d. “attacco vasospastico” (e cioè la fase di contrazione dei vasi sanguigni) cessa, ed il sangue torna a fluire normalmente, si iniziano ad avvertire fastidi che vanno dal prurito al bruciore a vere e proprie fitte di dolore.

Contemporaneamente i piedi diventano rossi a causa dell’iperemia reattiva.

È facile intuire quanto queste sensazioni possano risultare antipatiche, se non addirittura invalidanti nei casi più gravi. Muovere i piedi per camminare o fare qualsiasi altra cosa in una situazione algica non è cosa semplice.

Riuscire a risolvere la patologia o, perlomeno, a tenerla a bada è pertanto il desiderio di quanti ne soffrono. Ovviamente, bisogna avere in mano una diagnosi specifica prima di procedere con qualsiasi cura.

In via generale, una sintesi di tutti i sintomi tipici della malattia può essere utile per cominciare a fare distinzione.

  1. Variazioni del colorito delle dita dei piedi: possono essere trifasiche (pallore, cianosi e eritema), bifasiche (cianosi e poi eritema) o monofasiche (colorito bianco o bluastro). Queste modificazioni del colore sono generalmente simmetriche.
  2. Sensazione di freddo seguita da dolore urente.
  3. Parestesie.
  4. Gonfiore.
  5. In casi gravi: ulcere alle estremità delle dita, cancrena digitale.

Va poi sottolineato che la sindrome può essere primaria (nella maggior parte dei casi) o secondaria ad altre patologie (come la sclerosi sistemica, malattia del tessuto connettivo che coinvolge il sistema vascolare, la cute e gli organi interni).

Sindrome di Raynaud ai piedi: come diagnosticarla?

Nonostante la peculiarità della sintomatologia appena descritta, capire se quella di cui si soffre ai piedi sia morbo di Raynaud (e non piuttosto un altro disturbo) può rivelarsi complicato quando essa si manifesta negli arti inferiori.

Sapere di avere le dita dei piedi che diventano bianche e poi blu, o viola, potrebbe non essere sufficiente per capire che fare.

Anche se il meccanismo che determina l’insorgere della sindrome è sempre lo stesso, a prescindere dalla parte del corpo colpita, chi ne soffre potrebbe non rendersi immediatamente conto quando i suoi arti inferiori stanno sperimentando un’alterazione del flusso sanguigno.

Questo semplicemente perché, a differenza delle mani, i piedi non sono costantemente sotto il nostro contatto visivo.

Per cui il paziente potrebbe non notare la mutazione di colore che è il tratto più caratteristico della malattia.

L’osservazione, invece, è fondamentale per distinguere un fenomeno di Raynaud da, per esempio, una condizione di acrocianosi, caratterizzata da cianosi persistente e dall’assenza di ulcere e dolore.

Il consiglio, dunque, è quello di rivolgersi ad un medico per chiarire ogni dubbio attraverso un’anamnesi di partenza, l’esame obiettivo e la richiesta di specifici esami di laboratorio per escludere patologie primarie sottostanti.

Generalmente il medico procede seguendo questi step:

  • analisi della descrizione fornita dal paziente di un episodio tipico ed eventuale documentazione fotografica;
  • distinzione tra sindrome primaria e secondaria sulla base di elementi quali: età di insorgenza, presenza di simmetria degli attacchi, peggioramento delle condizioni, stile di vita;
  • ulteriori esami approfonditi per individuare un’eventuale patologia secondaria: capillaroscopia, esame degli anticorpi anti-nucleo (ANA), test della velocità di sedimentazione eritrocitaria (VES), fotopletismografia.

Capire se la sindrome sia isolata o espressione di una patologia più importante è fondamentale per procedere nel migliore dei modi, evitando complicazioni che in un fenomeno di Raynaud (FDR) primario generalmente sono rare.

Le cause della sindrome: non è sempre colpa del freddo…

Le cause della sindrome di Raynaud ai piedi non sono ancora chiare. Quello che sappiamo è che si tratta di una risposta eccessiva dell'organismo a determinati stimoli ambientali come le basse temperature, lo stress e il fumo (che causa la costrizione dei vasi sanguigni).

A queste cause più note si aggiungono:

  • lesioni o fratture ai piedi;
  • interventi chirurgici;
  • danni da congelamento agli arti inferiori;
  • malattie autoimmuni come la sclerodermia, il lupus, l'artrite reumatoide e la sindrome di Sjogren;
  • malattie delle arterie, come l’aterosclerosi o l'ipertensione polmonare primaria;
  • farmaci (beta-bloccanti, alcuni farmaci per l'emicrania, agenti chemioterapici e altri farmaci da banco che determinano la costrizione dei vasi sanguigni).

 

I soggetti più esposti

Sappiamo che le donne sono più colpite degli uomini e che generalmente la malattia esordisce tra i 15 e i 30 anni nel caso della sindrome primaria e intorno ai 40 quando è secondaria.

Sono più a rischio le persone che vivono in aree con climi freddi o che svolgono lavori all’interno di microclimi caratterizzati da basse temperature (rappresentano un esempio lampante coloro che lavorano all’interno di celle frigorifere).

Un altro importante fattore di incidenza sembra essere la familiarità, soprattutto quando il familiare affetto dalla patologia è un parente di primo grado (genitore, fratello, sorella).

Esistono cure per la Sindrome di Raynaud ai piedi?

Passando alle cure oggi disponibili, ci sono due volti della stessa medaglia. La cattiva notizia è che attualmente non esiste nessuna terapia che possa rivelarsi risolutiva, quella buona è che con qualche accorgimento e rimedio alternativo è possibile limitare in modo soddisfacente la sintomatologia a carico dei piedi.

Prima di ogni altro metodo benefico viene la prevenzione, che rappresenta la via regina: se i piedi soffrono è necessario, in primo luogo, evitare situazioni che potrebbero esporli al rischio di attacchi vasospastici.

In che modo?

Il primo accorgimento, quasi scontato, è quello di evitare di esporre i piedi al freddo rischiando geloni. In questo i piedi sono favoriti rispetto alle mani: è più facile tenerli al caldo grazie a calze e scarpe.

Ancora meglio sarebbe optare per tessuti come lana e cachemire, facendo attenzione anche alla comodità delle calzature, che quando troppo strette limitano la circolazione, favorendo proprio l’effetto che si cerca di evitare.

Parallelamente sarebbe di grande giovamento la limitazione (molto meglio l’eliminazione!) dell’assunzione della nicotina, per mantenere in salute il sistema circolatorio. A questo scopo sarebbe importante anche fare esercizio fisico con costanza e curare l’alimentazione.

In generale, uno stile di vita sano e attivo è di grande aiuto nel prevenire un attacco di Raynaud ai piedi.

Un rimedio alternativo, naturale al 100%

Quando la via della prevenzione risulta impossibile da praticare, per ragioni lavorative o ambientali, cattive abitudini dure a morire o per semplice pigrizia, allora bisogna muoversi diversamente agendo direttamente sull’attacco vasospastico alle dita dei piedi.

L’obiettivo dev’essere quello di far cessare la vasocostrizione, così che il sangue possa tornare a scorrere naturalmente e eviti sia il dolore che le conseguenze cianotiche con piedi violacei e gonfi.

La prima, basilare strategia per ottenere questo risultato è quella di favorire la circolazione muovendo le parti interessate. Agitate le dita dei piedi, contraendole e stendendole, e massaggiare gli arti per riscaldarli.

Quando l’attacco è causato dal freddo, restituire calore alla zona è infatti la prima e più veloce soluzione, ma ciò va fatto con accortezza perché ai capillari non piacciono gli sbalzi di temperatura improvvisi (il rischio geloni è dietro l’angolo in questi casi).

Quindi occorre assolutamente evitare di immergere i piedi freddi in acqua bollente.

È molto meglio massaggiarli e poi fare un bel pediluvio con acqua tiepida a 40 gradi

In alternativa, se non si ha voglia di stare con i piedi a mollo per ore, è possibile acquistare indumenti tecnici che favoriscano la sovrapproduzione topica di ossido nitrico.

Questa molecola, naturalmente prodotta dal nostro corpo, sviluppa una potente vasodilatazione naturale e favorisce l’afflusso di sangue arterioso alle aree vasocostrette: se indossati con costanza, questi indumenti riducono il rischio di attacchi vasospastici dovuti alla sindrome di Raynaud e ne minimizzano i sintomi. 

 

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Qualora nulla di quanto suggerito fosse d’aiuto, il vostro medico saprà indicarvi la soluzione farmacologica più adatta a voi. 

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