Epitrocleite e arrampicata: un rimedio naturale per ricominciare

epitrocleite e scalata

Epitrocleite e arrampicata, uno spiacevole binomio per gli appassionati del climbing.

Che si tratti di quella libera, tradizionale o sportiva, outdoor o indoor, poco importa: qualunque sia la tipologia praticata l'epitrocleite è un rischio.

Quasi un male necessario.

Il motivo è che durante l’arrampicata è chiamato in causa uno sforzo non indifferente per gli arti inferiori e superiori, che causa una infiammazione del braccio e del gomito.

epitrocleite

 

In particolare, questi ultimi vengono sottoposti ad un sovraccarico importante che è all’origine di tendinopatie e altri disturbi infiammatori e di origine degenerativa.

È per questo motivo che gli scalatori devono spesso fare i conti con l’epitrocleite, patologia conosciuta anche come epicondilite mediale o gomito del golfista.

L’errore più comune è quello di pensare che, data la denominazione più gergale, si tratti di una sindrome esclusivamente riservata agli intenditori del bastone.

Ma, considerando i dati d’incidenza, non sarebbe azzardato parlare anche di un gomito del climber.

Quali sono le soluzioni al dolore che mette in pausa la pratica di una passione così coinvolgente, come la scalata?

I rimedi più tradizionali si avvalgono di trattamenti riabilitativi e della farmacologia.

Scoperta recente e rivoluzionaria, invece, è l’ossido nitrico, molecola gassosa che abbiamo all’interno del nostro organismo e la cui funzione è fondamentale nei processi antinfiammatori. 

Epitrocleite e arrampicata: perché questo dolore?

L’epitrocleite e l’arrampicata non vanno assolutamente d’accordo ma, purtroppo, sono spesso associate.

Si tratta, infatti, di una condizione dolorosa nel complesso più rara rispetto all’epicondilite laterale, eppure tanto frequente negli scalatori quanto fastidiosa.

Essa insorge come conseguenza del sovraccarico funzionale sull’epicondilo mediale (o epitroclea), il rilievo osseo sul quale si inseriscono i muscoli dell’avambraccio e i tendini indispensabili alla flessione delle dita e del polso e al movimento di pronazione.

È dunque lo stress ripetuto sull’area a generare infiammazione e quindi dolore, vale a dire una vera e propria degenerazione tendinea che, come tutte le altre, peggiora ogniqualvolta si va ad eseguire il movimento che l’ha scatenata.

Non conta il livello di allenamento, dal momento che può colpire anche gli scalatori professionisti.

Molto importante, al contrario, è la corretta esecuzione del movimento che può ridurre notevolmente il rischio d’insorgenza o limitare la sintomatologia laddove il fenomeno infiammatorio sia già in corso.

Resta comunque assodato che il fattore di rischio più elevato è rappresentato dalla ripetitività del gesto stesso.

Anche quando corretto, difatti, la sua ripetizione ricorrente e costante nel tempo costituisce la prima causa di tendinite.

Epitrocleite: sintomi che mettono in stand-by la quotidianità

Per i climbers, riconoscere subito i segnali dell’epitrocleite è più che fondamentale per non vedersi costretti ad un lungo periodo di pausa dalla pratica e dagli allenamenti.

I tempi guarigione, in effetti, possono risultare piuttosto lunghi: settimane nei casi più lievi, mesi o persino anni nei casi più gravi e cronici.

Il tipico dolore al lato interno del gomito (o gomito del tennista) può insorgere improvvisamente o in maniera graduale, tendendo a migliorare durante la fase di riscaldamento articolare, dunque durante l’attività sportiva stessa, per poi riemergere con prepotenza nella fase di raffreddamento e riposo.

Per i non addetti ai lavori non è difficile confondere le patologie e al primo forte dolore al gomito pensare ad un’epicondilite laterale, anziché mediale.

In realtà, la sintomatologia dell’infiammazione all’epitroclea è molto specifica:

  • algia al gomito interno durante la rotazione dell'avambraccio, al movimento della mano o durante le attività in cui è richiesta una presa salda (stringere il pugno per esempio);
  • rigidità mattutina al gomito;
  • rigidità al termine delle attività lavorative o sportive che richiedono movimenti ripetuti del gomito, della mano o del polso;
  • formicolio nella zona interna dell'avambraccio che s’irradia al polso o, addirittura, alla mano;
  • indolenzimento o rigidità a livello del bicipite.

Tutti questi disturbi, a lungo andare, compromettono la qualità della vita, mettendo a rischio non soltanto la pratica sportiva, ma l’intera quotidianità.

Con un forte dolore al gomito anche i gesti più semplici, come chiudere una porta o lavarsi i capelli, diventano difficoltosi.

Curare l’epicondilite mediale fin dai suoi esordi è, dunque, una necessità.

Epitrocleite e rimedi della nonna: quando funzionano?

Per i sintomi più leggeri è possibile ricorrere temporaneamente ai ripari con dei rimedi “casalinghi”, sfruttando il potere di prodotti naturali che potremmo avere in casa sotto forma di creme, oli o preparati al 100% naturali.

Si tratta di piante o erbe con potere analgesico e antinfiammatorio, come per esempio:

  • argilla;
  • aloe;
  • arnica;
  • artiglio del diavolo.

Un’altra soluzione sempre utile e a portata di mano è la cosiddetta “terapia del freddo”, che altro non è se non la classica applicazione locale di ghiaccio per 20 minuti, almeno 3-4 volte al giorno, unita al riposo assoluto dell’arto compromesso.

Nonostante la nota efficacia dei cosiddetti “rimedi della nonna”, va comunque ricordato che si tratta di terapie non validate dalla medicina tradizionale, che possono funzionare per un periodo limitato di tempo e, comunque, esclusivamente in condizioni di infiammazione lieve.

Quali esercizi per l’epitrocleite?

Quando non si vuole ricorrere in nessun modo alla farmacologia o, in casi estremi, alla chirurgia (peraltro efficace soltanto nel 50% dei casi), si può optare per lo svolgimento di esercizi mirati, detti “eccentrici”.

Si tratta di un vero e proprio programma terapeutico riabilitativo che se seguito con costanza e precisione porta a ottimi risultati nell’arco di qualche settimana.

Nello specifico, sono eccentrici quegli esercizi che portano a contrarre il muscolo mentre il tendine si allunga.

Qualche esempio:

  1. strizzare un asciugamano bagnato;
  2. flessioni del polso con un pesetto o una bottiglietta;
  3. supinazione e pronazione con manubrio afferrato all’estremità;
  4. in appoggio su un tappetino estendere il polso, prima in supinazione e poi in pronazione.

Per accelerare i tempi di guarigione, in abbinamento all’esercizio riabilitativo risulta molto efficace una cura a base di ossido nitrico per uso topico.

Epitrocleite: cura efficace a base di ossido nitrico

Per i climbers, scalare è più di una semplice passione, è uno stile di vita. Dover stoppare la pratica che più amano è davvero frustrante.

Fortunatamente, grazie a tecnologie di recente scoperta e approvate anche dalla comunità scientifica, è possibile continuare ad allenarsi con un occhio di riguardo alla prevenzione, semplicemente utilizzando capi di abbigliamento performanti.

In particolare, stiamo parlando di quella tecnologia avanzata che sfrutta il potere dell’ossido nitrico, potente molecola gassosa dall’effetto vasodilatatorio.

Andando ad incrementarne la produzione locale, è possibile prevenire l’insorgere dell’infiammazione o contrastarla quando è già in corso.

Nel caso specifico dell’epitrocleite, così come per l'epicondilite, particolarmente funzionali risultano i tubolari NOAPP: grazie alla tecnologia fotochimica inducono ad un incremento di ossigenazione del sangue che contrasta i principi infiammatori.

Un rimedio comodo, da poter utilizzare prima, durante e dopo l’arrampicata e l’allenamento, senza dover rinunciare alla passione e all’efficacia a cause di spiacevoli dolori.

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Se cerchi su Google Epitrocleite Arrampicata puoi anche trovare dolore al gomito, epicondilite arrampicata, braccio infiammato e nervo ulnare. Sono tutti sinonimi del dolore e dell'infiammazione che colpisce chi usa il braccio che estrema intensità e che cerca una soluzione naturale per risolverlo (o soluzione della nonna)

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