Dolori alle ginocchia: Marco risolve con NOAPP

dolori alle ginocchia e polpacci

Marco Marinoni è un ultra trailer di montagna con dolori alle ginocchia.

I dolori alle ginocchia sono la sua costante e si può parlare con lui su Instagram @mahar_marinoni per ogni confronto su come li ha risolti con un paio di morbidi tubolari NOAPP.

Marco dedica allo sport una parte importante della tua vita ed ha accettato di raccontare la sua esperienza atletica.

 

D: Ciao Marco, ci puoi raccontare qualcosa di te?

R: Ciao! Prima cosa grazie per l’intervista… 

Sono un amante dello sport all’aria aperta e più in generale un curioso. Amo viaggiare, visitare posti e culture nuove. Da anni a questa passione si è aggiunta quella della montagna e della corsa, una cosa che mi ha rapito completamente. 

Adoro andare per monti, non sono un vero e proprio runner. Mi piace raggiungere la cima, stare su una vetta a guardare estasiato tutto quella che la natura ha da offrire: è tutto lì, gratis. Basta avere voglia di fare fatica, senza paura di dolori alle ginocchia, e ogni volta si ritorna pieni di nuova vita. 

La corsa in montagna è solo un modo per poter fare tutto questo; viaggiando leggero e veloce, posso permettermi di andare più lontano e vedere più cose ogni volta.

La sola cosa che mi limita è il mal di ginocchia quando esagero, soprattutto nelle discese. Nella vita di tutti i giorni, sono un marito, papà di una bambina di 7 anni, libero professionista e dal carattere direi un po’ “zen”. Cerco di vivere la mia vita al meglio, prendendo sempre il buono che ci trovo. Inutile farsi il sangue amaro, non serve a nulla.

D: Le tue immagini sul web ti trovano sempre determinato e sorridente! Sei sempre stato così o sei cambiato nel tempo? Peraltro curi molto le qualità delle tue foto.

Ho sempre fatto sport fin da piccolo… per passione e divertimento.  L’aspetto giocoso per me è fondamentale, anche nel trail. Mi piace fare battute con i compagni di corsa o, come faccio spesso, inventare canzoncine stupide…  aiutano la mente a rendere tutto più leggero, soprattutto quando si sta in giro molte ore.

dolori alle ginocchia

Non sono uno che sta lì troppo a misurare la prestazione: quando c’è un bel panorama mi fermo ad ammirare e a fare qualche foto (anche in gara). Io e il mio male alle ginocchia!

Ti confesso poi che ogni tanto gli amici mi prendono in giro dicendomi che vado a correre col il “fotografo” ...

D:  Sei una atleta della montagna: come hai scoperto e coltivato questa passione?
R: Pensa che da bambino non frequentavo la montagna perché in famiglia non si usava e nessuno amava particolarmente la corsa. Però, un giorno, il mio amico Daniele mi ha parlato di una corsa sulle montagne dove c’era birra ai ristori. Uno stupido pretesto che mi ha convinto a provare e da quella volta è scattato qualcosa.

Essere ultra runner risveglia il bambino che è dentro di noi, quello che sognava di fare l’avventuriero e scoprire posti misteriosi. Spesso chi fa questo sport viene definito un po’ matto dalla gente che non lo pratica ma, forse, siamo solo dei Peter Pan che al posto dell’isola cercano una vetta.  Ognuno ovviamente ha i propri punti deboli, il mio era il dolore alle ginocchia.

Col tempo ho iniziato ad allenarmi sempre più “seriamente”, sia per poter fare qualche gara senza soffrire troppo e soprattutto per potermi permettere uscite più lunghe, senza rubare troppo tempo alla famiglia. 
D: Quali sono stati i tuoi risultati sportivi più gratificanti?
R: Faccio questo sport perché è spettacolare ed emozionate… ho iniziato tardi senza velleità agonistiche. 
La soddisfazione è arrivare in fondo a quello che mi sono prefissato. 
A livello prettamente sportivo, chiudere gare da 100 km e oltre è stata la soddisfazione più grande. Oltre ad essere finisher di qualche storica skyrace.
Quando ho cominciato non sapevo nemmeno dell’esistenza delle ultramaratone, poi con gli anni sono arrivato a fare alcune delle più belle gare al mondo. 
Adoro quel brivido quando mi trovo in mezzo a una valle, da solo, e so di dover contare solo sulle mie gambe, sulla cartina e sulla bussola per tornare a casa. Ogni volta è una bella scarica di adrenalina.

D: L’ultra running è uno sport a elevata intensità che utilizza una enorme quantità di energia! Come prepari i tuoi allenamenti per continuare a migliorarti?
R: Rispetto agli inizi e avendo allungato le distanze, anche i volumi sono aumentati. A pieno regime, mi alleno 5/6 giorni su 7 ma non solo corsa. Cerco di dedicare tempo anche al core e alla parte superiore del corpo, in modo da mantenere equilibrio. 
Solitamente faccio 1 o 2 uscite trail a settimana, alternate a corsa in piano e qualche volta delle ripetute su percorsi con saliscendi, il tutto a seconda delle sensazioni e di quello che sto preparando in modo da variare gli stimoli e fare sì che il corpo non si abitui a un solo tipo di allenamento. 

 

D: Quali i disturbi e i dolori che più spesso ti trovi a dover fronteggiare come atleta?

Ho problemi alle cartilagini e dolore nelle ginocchia, eredità del calcio praticato in gioventù. Devo fare attenzione alle mie ginocchia e ai quadricipiti che sono soggetti a infiammazioni.   

Da quando ho iniziato a correre un po’ seriamente ho fatto tutta la trafila degli infortuni classici del runner. C’è voluto del tempo ma per fortuna il corpo si abitua agli sforzi e riesce a trovare un suo equilibrio.

Ho lavorato sulla muscolatura in modo da stabilizzare le ginocchia, e cerco, per quanto possibile, di porre attenzione alla postura durante la corsa. 
Faccio stretching, anche se non sono molto costante, e dei controlli periodici dal mio osteopata di fiducia. Credo sia importante, non solo quando si ha qualche infortunio, riallineare il corpo per prevenire  gli infortuni.

Per approfondire il sovraccarico funzionale nell’ultra running e prevenire le infiammazioni a muscoli e tendini, puoi verificare a questo link. Uno degli alert più importanti è evitare di iniziare le competizioni e le uscite in generale accusando già dolore. Il rischio di compromettere settimane o mesi di allenamento è elevatissimo.

D: Come gestisci i tuoi recuperi?

Solitamente alterno la corsa con lavori in palestra (cose semplici, a corpo libero e stretching) anche se a volte capita che per ragioni di impegni vari mi trovo a fare entrambe le cose lo stesso giorno. Il sabato lo tengo come giorno di scarico completo visto che la domenica mattina sono quasi sempre in giro diverse ore e che è il giorno delle faccende domestiche )))

 

D: Da qualche tempo hai introdotto nella tua routine di allenamento, performance e recupero NOAPP. Cosa hai pensato la prima volta che li hai presi in mano?

R: Li uso da circa un mese. La cosa che mi è piaciuta subito è stato il tessuto: una maglia molto confortevole, contenitiva ed elastica nel modo giusto.

Non stringono il polpaccio, cosa che in passato mi aveva fatto abbandonare i prodotti compressivi. Lasciano che la muscolatura lavori in modo naturale.

Il bello è che più tempo li si indossa, più si avverte beneficio. 

Durante l’allenamento si dimentica quasi di averli. La “rigidità” muscolare, che spesso si presenta dopo molte ore di corsa, arriva in modo più tenue e parecchio in ritardo. 

D: in quale modo aiutano la tua performance atletica e sportiva?

R: Nel mio caso soprattutto a livello del tibiale e dei quadricipiti, il che poi mi aiuta anche a livello articolare sulle ginocchia. Nonostante coprano la parte bassa della gamba, ho notato che i benefici interessano anche la parte superiore. 

Questo l’ho testato non più tardi di domenica durante un’uscita di circa 14 ore, con molto dislivello, dove mi sono accorto che ho mantenuto una buona leggerezza di gamba anche negli ultimi km.  

D: Li consiglieresti a amici e sportivi?

Direi proprio di si… meritano di essere provati sia da chi usa già dei tubolari a compressione e, soprattutto, chi non li porta abitualmente.

Trovo ci siano delle belle differenze.

Adesso che le temperature si stanno abbassando, è la stagione ideale per provare. Visto che noi trailrunner amiamo andare in giro in braghe corte anche in inverno, i tubolari NOAPP danno anche un aiuto dal punto di vista termico e di protezione.

Ribadisco senza costrizione che è veramente una cosa piacevole.  Oltretutto si possono anche usare come manicotti quindi abbiamo due prodotti in uno a secondo della necessità   

 

D: Marco, cosa farai da grande? Quali sono i tuoi grandi progetti?

R: Di progetti in testa ce ne sono tantissimi, purtroppo siamo anche in un periodo balordo dove fare programmi è impossibile.
Quest’anno per il lock down è saltato tutto ma devo dire che le gare non mi sono mancate, sono riuscito a fare comunque bellissime cose insieme ai miei compagni di corsa, ho aggiunto un 4000 alla lista di quelli già fatti, ho fatto qualche bel giro in solitaria e recentemente un tour completo dei Rifugi sulla Grigna Settentrionale in giornata.
Ne ho approfittato per andare a scorrazzare in quei posti che da anni volevo vedere, senza mai trovare il tempo. Insomma non mi sono annoiato.
L’anno prossimo per me sarebbe dovuto essere l’anno dell’UTMB, cercherò di farmi trovare pronto, ma non mi faccio troppe illusioni, nessuno può sapere come evolverà la situazione da qui alla prossima estate. 
Le idee non mancano: io e miei soci siamo sempre in cerca di nuove avventure e per la prossima stagione sicuramente ci aspetta il “Sentiero Bove” in autonomia, visto che lo abbiamo in testa da un be po’ di tempo e poi chissà… di sentieri su cui correre e perdersi ce ne sono infinità.