CICLO AGONISMO E RIMEDI NATURALI AL TRAUMA AL GINOCCHIO

CICLO AGONISMO E RIMEDI NATURALI AL TRAUMA AL GINOCCHIO

Alessandro Mucci racconta di se in questa intervista e di come il trauma al ginocchio possa, se non curato, compromettere una performance se non una intera stagione agonistica.

La sua presenza in rete è nota su Instagram come @ale_emmei: grazie alla costante attività di divulgazione delle sue passioni sportive e di uno stile di vita sano, consapevole e molto attivo ha raggiunto ad oggi più di diecimila follower su questo canale.

 

trauma del ginocchio

D: Come si racconta e chi è davvero Alessandro Mucci?

R: Alessandro è un ragazzo nato molto introverso e timido che grazie allo sport ha trovato il meglio di sé e sta riuscendo a lasciare una traccia nelle vite delle persone che ama di più.

D: Che bambino sei stato? Sportivo, sempre attivo e sorridente come oggi o sei cambiato nel tempo?

R:  Fino a 15/16 anni ero un po’ timido e chiuso in me stesso.

Dopo, soprattutto grazie al rugby in cui collezionavo traumi al ginocchio, sono riuscito a tirare fuori il meglio di me ed a diventare la persona che sono oggi.

D: A quali sport ti sei avvicinato e quali hai praticato con costanza negli anni?

Come molti bambini ho cominciato a praticare nuoto: il cosiddetto “ sport completo” per l’infanzia.

Purtroppo la piscina non era il mio ambiente e non mi piaceva molto così dopo qualche anno mia mamma fu costretta a farmi rinunciare.

In seguito, quando avevo circa dieci anni, mi sono avvicinato al Rugby: tutto è cominciato per caso poiché questo sport era inserito tra le attività post catechismo della mia Parrocchia.

Una volta scoperto non ho più abbandonato la palla ovale fino alla mia maggiore età.

Nel frattempo avevo però anche iniziato ad andare in bici con mio papà e, una volta terminata la mia esperienza con il rugby, mi sono gettato anima e corpo sul ciclismo.

Solo negli ultimi tre anni ho iniziato anche a correre: l’unione tra la corsa, il nuoto che da bambino odiavo e il ciclismo mi ha trasformato nel Triatleta che sono oggi.

D: Quali sono stati i tuoi risultati più gratificanti, le vittorie che ti piace ricordare e che ti sono state di stimolo a continuare?

R: Non sono mai stato uno di quei sportivi che lasciava il segno ovunque passava.

Nei miei 8 anni di rugby, complice anche la squadra poco performante in cui giocavo, non mi sono mai tolto grandi soddisfazioni personali.

Come triatleta invece negli ultimi due anni, fatta eccezione per il 2020 con il fermo dovuto alla pandemia, ho raggiunto diversi podi di categoria ed un 16° posto assoluto al triathlon di Candia nel 2019 che conta oltre 400 iscritti.

D: Come è nato il tuo grande amore per la bici che oggi ti porta a pedalare migliaia di chilometri, per passione e per portare avanti dei progetti solidali come quelli che stai realizzando?

R: La passione per la bici mi è stata trasmessa da mio padre. Lui si è appassionato al ciclismo seguendo in TV le imprese di Pantani ed io, al suo fianco,  mi sono appassionato seguendo in TV soprattutto Damiano Cunego negli anni d’oro tra il 2004 ed il 2010 diciamo.

A circa 16 anni mi regalò la prima bici da corsa e da lì non ho più smesso di andare.

Pedalare mi regala un senso di libertà che difficilmente riscontro in altri sport e i problemi alle ginocchia, tipiche del ciclismo, sono soltanto un fastidio diffuso che riesco a gestire con rimedi naturali e “della nonna”

D: Parlaci della tua ultima impresa: Pedalando per la Ricerca, un progetto che ti ha visto percorrere in sella una parte della nostra Italia: 1200 km con 21.000 mt di dislivello. Cosa ti ha spinto in questa direzione?

R: Sono stato spinto dal tumore che ha colpito mia mamma a gennaio 2020.

Era da tempo che desideravo partire in sella alla mia bici per un viaggio e per poter scoprire un turismo differente.

Ho pensato durante il lockdown che sarebbe stato interessante e utile partire con uno scopo benefico per dare un buon esempio a tutti e soprattutto aiutare mia mamma in questa malattia.

D: Quali sono, da sportivo “endurance”, i disturbi alle ginocchia e i fastidi che più spesso ti trovi a dover fronteggiare?

R: Sottopongo costantemente il mio corpo a sforzi molto intensi per lunghi periodi.

Solitamente soffro di infiammazioni e traumi nelle parti del corpo che vengono più coinvolge nella triplice disciplina: infiammazioni alle ginocchia e dolore alla schiena.

Sono un nemico dei farmaci e cerco sempre rimedi naturali contro le infiammazioni in modo da non compromettere il funzionamento delle gambe e delle ginocchia e della mia intera attività sportiva e agonistica.

D: Come gestisci il tuo costante trauma al ginocchio e i tuoi recuperi tra una tappa e l’altra durante questi lunghi tragitti?

R: Solitamente tra una tappa e l’altra cerco di reintegrare subito con delle proteine in polvere per ridare al muscolo la carica giusta. Assumo in media circa 100 grammi di proteine a settimana su base regolare.

Oltre a questo quando possibile, anche ogni giorno, pratico yoga per aiutare la muscolatura ad estendersi e rilassarsi.

D: Hai mai avuto qualche serio infortunio durante la tua carriera di sportivo o altri problemi fisici per i quali è stato necessario uno stop?

Fortunatamente, non ho mai subito incidenti seri, come le fratture.

Un paio di volte mi sono procurato delle distorsioni alle ginocchia giocando a rugby, risolte con un paio di settimane di stop.

Praticando triathlon soffro inoltre di leggere infiammazioni alla schiena, solitamente risolvibili in poco tempo.

D: Da qualche tempo hai introdotto nella tua routine di allenamento ciclistico i tubolari NOAPP. Quali benefici hai provato?

R: Da qualche giorno sono rientrato da una nuova impresa solidale: una  Aosta - Ventimiglia con la mia bici, pedalando in quattro giorni dalle montagne al mare, attraverso leggendari passi alpini per un totale di 630 km e 17500 metri di dislivello positivo.

Questo progetto si è concluso da qualche giorno con un piccolo incidente lungo il percorso, a causa del quale ho riportato un ennesimo trauma al ginocchio, per fortuna senza gravi lesioni.

Alla sera nel letto ho indossato i tubolari NOAPP per agevolare il recupero e al risveglio ho avvertito una sensazione di elasticità e energia per me insolita.

L’infiammazione al ginocchio post incidente è scomparsa molto velocemente e devo dire i tubolari che mi hanno offerto un grande supporto nel portare a termine la mia impresa.

NOAPP assolutamente promosso a pieni voti!

D: A chi li consiglieresti nell’utilizzo e perchè?

R: Sicuramente li consiglierei a tutti coloro che praticano sport di resistenza come il mio perchè un utilizzo costante dei tubolari durante la gara può aiutare il recupero di allenamenti molto impegnativi.

Costano poco, sono facili da indossare e talmente confortevoli da non sentirli addosso. 

D: Alessandro, ti auguriamo intanto un’ottimale ripresa del tuo ginocchio, anche in vista della tua prossima impresa, l’Everesting Forca D’Acero, nel quale prevedi di scalare per otto volte una salita in bici della lunghezza di 23 km per 110 metri D+ ogni volta.
Porterai i NOAPP con te in quell’occasione?

R: Assolutamente si: non vedo l’ora di partire per questa nuova avventura, chiaramente molto dipenderà dalle condizioni del mio ginocchio e dal rischio di traumi che potrebbero avvenire.

Userò NOAPP soprattutto nelle prime ore del mattino, grazie alla loro caratteristica termoregolatrice

In bocca al lupo Alex per le tue prossime avventure e grazie per questa tua condivisione!

trauma del ginocchio

Cosa è il trauma al ginocchio

Per traumi del ginocchio si intende una distorsione dei legamenti esterni (collaterale mediale e laterale) o interni (crociato anteriore e posteriore) o lesioni dei menischi, i cuscinetti di cartilagine che hanno il ruolo di assorbire le sollecitazioni meccaniche del ginocchio. (Fonte: Humanitas)

Trauma del ginocchio rimedi naturali

Tra i vari rimedi possibili si consiglia l'utilizzo di ossido nitrico nella sua forma eNOS che, grazie ad una aumentata vasodilatazione, rende muscoli e legamenti più morbidi e flessibili, riducrnedo di molto il rischio di incidenti e tensioni.